Perchè i coralli non scrivono lettere?
17 – 22.04.2026
MOTELSALIERI – Milano
Una raccolta di coralli. Edizioni Brigantino abita lo spazio di Motelsalieri dal 17 al 22 aprile. Figure luminose, forse silenziose, forme sottovoce, forse sott’acqua. La luce del mattino si scompone: osservare i riflessi, lentamente, come fanno le onde. Un tappeto, c’è il caffè, c’è il pane, un invito a sedersi e per qualche giorno fatasticherie a colazione. Un risveglio, un sorso, un gesto che porta attenzione. Il lavoro di Edizioni Brigantino nasce da uno sguardo sullo spazio e sulle persone che lo attraversano. Perchè i coralli non scrivono lettere? propone una postura, un ritmo, uno scambio: indugiare, guardare la luce cambiare, passando al mattino quando il sole entra dalle finestre.
–
Eugen von Ransonnet-Villez nella seconda metà dell’Ottocento costruisce una campana subacquea per fermarsi sul fondo del mare a disegnare i coralli. Uno strumento per osservare e per abitare uno spazio altrimenti inaccessibile. Si potrebbe dire che anche Edizioni Brigantino costruiscano campane per noi: strutture che permettono di sosta- re, di condividere con altri un tempo e uno spazio. Come Ransonnet-Villez, il lavoro di Edizioni tiene insieme arte, conoscenza e natura ma a questo aggiunge una dimensione ulteriore, fatta di situazioni conviviali e ambienti abitabili. Un tavolo, un tetto, una seduta per far colazione diventano luoghi di relazione nei quali l’arte smette di essere oggetto distante e si avvicina a una dimensione d’uso, senza perdere la propria intensità simbolica; anzi, è proprio in questa oscillazione tra sacralità e funzionalità che si apre uno spazio critico e fertile. Tutto ruota attorno a un’idea di pratica come processo condiviso, fare è anche ascoltare e attraversare insieme. Edizioni Brigantino attivano spazi – propri o altrui – coinvolgendo altri artisti; le incursioni curatoriali sono elementi inseparabili della pratica stessa e l’amicizia ne è una struttura portante, un sistema di sostegno reciproco che nutre la produzione culturale. Ne emergono situazioni performative, esperienze che si costruiscono nella durata dello stare insieme. Il cibo, spesso presente, partecipa a questo movimento in quanto materia trasformativa, linguaggio e occasione di incontro. Preparare è un modo generoso di offrire qualcosa di nutriente, di rimescolare materiali e posizioni, senza ssarli in una forma de nitiva. Gli ingredienti diventano cibo, ma anche occasione narrativa; i materiali si trasformano in strutture mobili – carretti che attraversano boschi preparando zuppe – o in dispositivi per situarsi diversamente nello spazio. È un fare che sposta costantemente i con ni tra ambiti: cucinare è costruire, costruire è raccontare, raccontare è stare insieme. Ogni elemento viene riattivato, rimesso in circolo, sottratto alla sua funzione univoca per aprirsi a nuovi usi e signi cati. Oggi da Motelsalieri con i coralli ci si immerge, si scende sott’acqua e si sperimenta una condizione duplice: essere qui e altrove, presenti e immersi in un’altra temporalità. Entriamo in un acquario con la luce del mattino, e ci ritroviamo di fronte ad una piccola orchestra composta dai nuovi CRLL, i coralli, elementi di cui non è mai del tutto afferrabile la forma – piccoli altari, sedute, tetti, super ci d’appoggio o di riparo. Un insieme che dialoga in modo istintivo, senza gerarchie evidenti. I CRLL parlano in prima persona, o meglio scrivono, ormai è una consuetudine, e proprio perché inanimati si concedono una libertà radicale – assorbono e restituiscono i nostri transiti. Come per la campana di Ransonnet-Villez, si tratta di trovare modi per restare – ma qui quella cam- pana è sempre anche conviviale, aperta, attraversata da gesti minimi e da presenze che la trasformano continuamente. A cosa serviamo? Siamo qua semplicemente per farvi compagnia scrivono i CRLL nel 2025.
Sostenere ed essere sostenuti sono momenti inseparabili di uno stesso processo.
Laura Lamonea
–
Solo pochi metri davanti a me vidi un meraviglioso gruppo di coralli. Sullo sfondo del paesaggio si estendeva una pianura sabbiosa, che scintillava limpido verde smeraldo attraverso l’acqua cristallina e brillante. A poco a poco i pesci – le farfalle del mare – che prima si tenevano lontani cominciarono a sciamare attorno a me, mostrando i loro incantevoli colori, quando il bagliore delle onde li percorreva lungo le loro scale fluorescenti.
Eugen von Ransonnet-Villez
–
Disteso nel tempo e nello spazio.
Questo è quasi un racconto ad alta voce.
A chi scrivo. Scrivo a te, che mi leggi sotto le coperte, mi leggi al sicuro, al calduccio, in un posto adorato. Scrivo a te che odori di mare, di sale, di pepe. Scrivo perché è tanto che non ti vedo e mi sei venuto in mente ora. E se ti scrivo è come se ti parlassi, quindi quella distanza si accorcia, quel tempo si abbrevia e ritorno a pensare.
Un inchino al colore.
Tutti assieme abbiamo una splendida corazza, crespa e tagliente, carica di temporalità e mutazioni sottili:
dimensione in movimento.
Quando osservi una pianta crescere,
la tazza del the che fuma.
Ho un amico immaginario che si muove lentamente.
L’acqua ha una densità maggiore dell’aria,
e ora – d’un tratto – pensarsi sott’acqua,
il nostro nuovo ambiente naturale.
Ho provato a mangiare un pomodorino nuotando.
Mi sono addormentato.
L’altra notte ho sognato di fare una strana bolla con la lingua e soffiarla via dalla bocca, verso di te.
Ti sfiorava e poi spinta dalla corrente saliva lungo gli scogli.
Ho sognato la nostra pelle arancione, gli occhi blu e i capelli argento.
Si allungavano le mani: una trasformazione graduale quindi tutto sommato non immediatamente evidente,
non pesante, per niente dolorosa.
Una mano dai tratti palmati.
Le pinne servono ai delfini anche per abbracciarsi.
Lasciamo tracce sull’acqua?
Un passo alla volta, una macchia.
Anche da fermi, siamo l’impronta.
L’aderenza del corpo alla terra, come un’orma,
una massa testimone di un luogo.
Rimango dritto
finché il sole non mi scalda
e allora inizia una leggera curvatura.
Mi La Re, una sequenza di note.
Banale e comune sono sinonimi
ma hanno accezioni ben differenti.
Se fossimo spontanee e sonanti,
come una catenella,
un amuleto di conforto al collo,
lungo i rami, al centro del lago.
Ma come parla il sole?
Geometria emotiva, una temperatura bianca, stabile, calda.
Quanto vale questo gioco nella sua delicata convivenza?
Al buio, di notte, di giorno.
Si spegne la luce del tempo
ed è una cupola di lumi in mezzo al mare.
Al fresco, dal vento, un omaggio.
Lo vedono le stelle questo velo?
Siamo ancora un intreccio, una pentola, un sigaro?
Un pasto frugale, denso, una lettera.
Come le vetrine dei negozi diventano enciclopedie,
come un museo delle attività quotidiane.
Viaggiare guardando la mano.
Abbiamo un disco che racconta la voce dei pesci,
il fondale scricchiola.
Pensavo a bollicine di granchio, o’ murene cantate:
sono intonate all’ora del tramonto.
Manifestazioni vulcaniche secondarie. Idromassaggio naturale.
Un laboratorio sottomarino nella culla del Mediterraneo.
–
Lao po bing (dal cantonese “torta della vecchia signora” o “torta della moglie”) è un dolce tradizionale cinese tipico della cucina cantonese.
Le Dan Tat (egg tart) sono iconiche crostatine cinesi, nate a Guangzhou negli anni ’20 e rese celebri a Hong Kong, composte da un guscio di pasta sfoglia o frolla burrosa ripieno di crema all’uovo, latte evaporato e zucchero. Servite calde, offrono un contrasto tra la sfoglia croccante e la crema morbida, talvolta in variante “abbronzata” in stile Macao.
–
Foglio di sala disegnato da Massimiliano Pace 🙂





